“Where IT’s headed” è una rubrica del Cegeka Magazine in cui dirigenti C-Level, managers e decision makers vengono invitati a condividere la loro visione sul futuro dell’IT nel contesto delle aziende italiane. Ogni numero include un’intervista ad un esperto/imprenditore/professionista di alto profilo che ci aiuterà ad approfondire e comprendere alcuni aspetti specifici della digitalizzazione.

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In ambito aziendale, la trasformazione digitale è spesso impropriamente associata al mero sfruttamento delle tecnologie digitali all’interno dei processi di business. Così intesa, la trasformazione è fine a sé stessa, destinata ad un’una costosa (e colpevole) obsolescenza. Le aziende che si trasformano davvero attraverso la digitalizzazione non si limitano ad implementare nuove tecnologie ma applicano i princìpi digitali abilitando nuove modalità di lavoro.

Il primo passo per integrare questi princìpi in maniera efficace all’interno della propria strategia è quello di interpretare la digitalizzazione come una collaborazione tra azienda e partner IT.

Stefania Donnabella, amministratore delegato di Cegeka Italia, ce l’ha spiegato nella maniera più limpida:

Dove sta andando l’IT?

“Dove sta andando l’IT in Italia? I trend di trasformazione spingono le aziende di tutte le dimensioni ad affrontare delle sfide che non sono solo tecnologiche ma sono soprattutto organizzative e culturali. In generale, le PMI italiane sono un po’ indietro in quella che è l’analisi degli aspetti strategici e organizzativi. Questo perché sono abituate a fare da sé.
L’imprenditoria basata sull’impegno, l’estro, la dedizione, la capacità personale, hanno sì portato l’Italia ad essere membro del G7 e un Paese rilevante del mondo manifatturiero, ma questo orgoglio qualche volta diventa proprio un freno a cambiare modo di fare, un freno a guardarsi intorno per rilevare i cambiamenti in atto nel mondo.”

Qual è il ruolo delle aziende tecnologiche in questo contesto?

“I vendor tecnologici, e ancora di più le aziende di consulenza come Cegeka, devono portare da una parte le esperienze e dall’altra le idee. Noi siamo sul mercato da più di 37 anni quindi abbiamo tantissime esperienze da condividere. Ancora più di questo, quello che vogliamo e far incontrare le aziende, metterle in contatto. La cosa importante è portare la testimonianza di chi ha vinto delle sfide, ha raggiunto dei successi ma ha incontrato delle difficoltà, perché sono proprio le difficoltà che vanno condivise per spingere a non mollare durante il cambiamento.”

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Quali sono i maggiori ostacoli al cambiamento?

“Noi ci confrontiamo sempre con 3 sfide principali quando incontriamo una nuova azienda: attitudine, dimensione e generazione. L’aspetto dell’attitudine lo miglioriamo portando esperienza, facendo cultura, parlando con gli imprenditori e dando loro dei messaggi, confortandoli nel farli sentire parte di un mondo che si sta muovendo in una certa direzione. L’aspetto dimensionale migliora con l’aggregazione mentre quello generazionale è un aspetto particolarmente delicato perché in breve diventeremo interlocutori dei nativi digitali che guideranno le aziende del futuro e dovremo cambiare completamente modo di comunicare.”

Su quale aree bisogna intervenire concretamente per trasformarsi realmente e assicurarsi rilevanza sul mercato?

“Ogni occasione di rinnovamento dev’essere un’opportunità, anche quando si va a cambiare l’ERP, il più tradizionale sistema di backoffice di un’azienda. Spesso invece diventa un momento di ottimizzazione: “Voglio fare meglio, voglio fare presto, voglio fare di più… ma nello stesso modo”, ecco è lì che dobbiamo combattere e portare la nostra esperienza.

Le aree su cui invitiamo le aziende a concentrarsi, proprio per fare un passo avanti, sono in generale 4:

  • I dati. Che siano i meno frammentati possibile, i più completi possibile e che arrivino da fonti eterogenee. Dobbiamo cercare di mettere in piedi una governance che sia strutturata, integrata e di ampie vedute. Dobbiamo aiutare le aziende ad analizzare la lead generation e capire quali sono le performance, i margini del singolo prodotto. Ma tutto questo in maniera organica, in modo che loro si possano confrontare con gli altri operatori del mercato.
  • La sicurezza. Parlare di sicurezza è fondamentale e se ne parla anche attraverso due concetti: cambiamento dell’atteggiamento/delle abitudini e aggiornamento dei sistemi in termini di software e device. Sono due elementi imprescindibili, altrimenti ci si trova ad affrontare situazioni che pensavi capitassero solo agli altri: sistemi criptati, compromissioni dai ransomware ecc. e diventi vittima di una fragilità totale che ti fa veramente crollare il terreno sotto i piedi.
  • La collaborazione. La collaborazione oramai deve essere vista come miglioramento all’interno dell’azienda, perché le persone sono in smartworking, e all’esterno perché dobbiamo colloquiare in modo diverso con clienti e fornitori. Parliamo di workplace management ormai all’interno dell’azienda.
  • L’approccio al mercato. Bisogna cambiare completamente l’approccio, nel senso che oggi bisogna comunicare la competenza e farsi scegliere. Non si va più in giro a bussare alle porte. Bisogna portare il cliente a sé, ridurre moltissimo il tempo di ingaggio, questo è quello che dobbiamo fare.”

In definitiva, tornando al tema originale dell’intervista, come si può realisticamente interpretare la digitalizzazione in chiave di collaborazione azienda – partner?

“Far diventare la collaborazione un asset significa aiutare sugli elementi a cui facevo riferimento prima. Significa aiutare nel portare valore, nell’essere utili e nel cercare di aiutare le aziende a misurare i loro miglioramenti, per dare un riscontro oggettivo a quello che hanno fatto. Quindi è nella fiducia, nella relazione di lungo termine che si esprime questo concetto di asset.”