<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=364200850964801&amp;ev=PageView&amp;noscript=1"> Come utilizzare i principi del Design Thinking nell'UX design
  Select your location
Austria

Austria

Czech Republic

Czech Republic

Germany

Germany

Italy

Italy

The Netherlands

The Netherlands

Romania

Romania

Come utilizzare i principi del Design Thinking nell'UX design

 

Come utilizzare i principi del Design Thinking nell'UX design

Design thinking, chi era costui? Se leggendo questa espressione per la prima volta hai reagito come Don Abbondio di fronte al nome di Carneade, non preoccuparti: capire che cosa sia il design thinking non è difficile, soprattutto se partecipi al nostro corso. La sfida, semmai, è mettere in pratica i principi di questa metodologia sempre più attuale. Perché attuale? Perché si presta benissimo a risolvere una delle esigenze più sentite di questi anni: la progettazione di user experience efficaci e gratificanti. Oggi l'utente è al centro delle strategie che aziende di ogni settore mettono in atto per comunicare, attrarre, coinvolgere e vendere. E il design thinking può rappresentare la strada più percorribile verso tale traguardo.

Sai come progettare una UX efficace? Scarica l'eBook gratuito e scopri tutti i passaggi!

Nato all'inizio degli anni Duemila nelle aule dell'Università di Stanford, il metodo si applica alla gestione manageriale delle aziende, in particolare alla risoluzione di problemi complessi e alla valutazione delle decisioni più delicate e rischiose per l'impresa. Ma è anche utilissimo nell'UX design, cioè nella progettazione della user experience di prodotti e servizi di ogni genere, fisici o digitali.

Il Design Thinking non è quello che pensi…

Una delle immagini più associate al design thinking è il colorato collage di post-it attaccati al muro. E c'è della verità: questo è un possibile, utile ed economico strumento da usare, un modo per mettere nero su bianco idee sparse o per creare flussi di lavoro. Conta però la presenza di uno schema generale, di un metodo in cui trovino spazio la fantasia e il brainstorming ma anche obiettivi ben definiti. Il fine generale del design thinking è quello di creare prodotti e servizi a misura di individuo, declinando i principi di usabilità nella specifica situazione.

Si adotta un approccio concreto al problem solving, avendo come perno centrale i bisogni emotivi, cognitivi ed estetici dell'utente. Il principale punto di forza del metodo è il suo essere “umano-centrico”, dato che l'uomo è al centro di molte innovazioni tecnologiche oggi in voga. Pensiamo agli smartphone, i dispositivi individuali per definizione, corredati di assistenti virtuali che con l'intelligenza artificiale apprendono i nostri gusti e abitudini al fine di personalizzare l'interazione. O pensiamo a come Google personalizza gli annunci pubblicitari a seconda della cronologia di navigazione, delle query digitate sul motore di ricerca o degli spostamenti tracciati dalla geolocalizzazione. Allo stesso modo le aziende devono conoscere le preferenze di ogni cliente, senza più accontentarsi dei vecchi metodi di segmentazione.

L'immagine dei post-it riassume comunque bene una caratteristica di questa metodologia: il lavoro “corale”, la collaborazione tra persone capaci di trovare un'idea originale e di concretizzarla. Come? Vediamo insieme i principi ispiratori e qualche consiglio.

Cinque principi del Design Thinking da mettere in pratica

“Il design thinking è un metodo, non una magia”, diceva un luminare della materia, il docente dell'Università di Stanford Bill Burnett. Prevede dunque delle tecniche e dei principi, cinque per essere precisi. Sebbene possano apparire come passi successivi di un percorso lineare, non è così: l'iter è circolare, perché ciascuna fase può essere aperta, chiusa e riaperta alla luce dei risultati emersi progressivamente. Si può tornare indietro e ricominciare, integrando ogni miglioramento nel lavoro già fatto.

1. Empatia: mettersi nei panni dell'utente

Il punto di partenza è sempre lo stesso: calarsi nei panni del destinatario. Per farlo potrai provare a immaginarti al suo posto ma anche mettere nero su bianco ciò che sai di lui creando una mappa dell'empatia (empathy map). Si tratta di schematizzare tutte le conoscenze in tuo possesso sull'utente, su chi è e sulla situazione in cui si troverà ad agire di fronte al tuo prodotto. Puoi ricorrere a template già confezionati, come quello di Nielsen Norman Group, con quattro quadranti corrispondenti ad altrettante domande:

  • Che cosa pensa l'utente?
  • Che cosa dice o esprime?
  • Che cosa prova?
  • Che cosa fa?

Focalizzati, quindi, su pensieri, parole, emozioni/sensazioni e azioni.

2. Definizione del problema: mappare il customer journey

Come potrà interagire il tuo utente con il tuo nuovo sito o applicazione? Per rispondere, pensa agli ostacoli in cui potrebbe incappare (o quelli che incontra con le attuali versioni). Anche in questo caso puoi creare uno schema, una customer journey map, la cui struttura varierà a seconda delle caratteristiche del tuo prodotto o servizio ma in tutti i casi dovrà evidenziare i potenziali problemi di user experience e le possibili reazioni dell'utente.

3. Ricerca della soluzione: trovare nuove idee

Hai definito necessità di partenza, ostacoli da superare e obiettivi da raggiungere. Ora spremi tutti i “cervelli” a tua disposizione, adottando un approccio collaborativo e multidisciplinare e raccogliendo le idee dell'intero team, sviluppatori, esperti di SEO, copywriter e così via. Ricorda che nel brainstorming non bisogna temere di osare e non esistono idee sbagliate a priori, anzi è utile pensare “fuori dagli schemi”. Definire correttamente la domanda di partenza è il presupposto per trovare risposte efficaci, mentre può anche essere utile valutare diverse ipotesi e confrontare i probabili esiti.

4. Prototipazione: passare alla pratica

Una volta definita la teoria del progetto, è ora di mettere le mani in pasta creando uno o più prototipi. A seconda del caso, per la prototipazione la tua squadra dovrà prendere in mano carta e penna, tavolette elettroniche, applicazioni Cad, piattaforme di sviluppo software, stampanti 3D e altro ancora, o una combinazione di questi strumenti. Potrai realizzare anche più di un prototipo o versioni beta, magari sfruttando metodologie di sviluppo Agile e DevOps per velocizzare i tempi e per apportare correzioni a ciclo continuo.

5. Testing: la prova del nove

L'ultimo step è la “prova su strada”: è il momento di capire se hai fatto un buon lavoro con l'interfaccia, il workflow, i comandi e altri parametri di UX design. Metti alla prova il prototipo o la versione beta su un ristretto numero di tester e raccogli i feedback. A differenza di altre metodologie, il design thinking non prevede termini definiti di inizio e fine progetto, dunque puoi prenderti del tempo per tornare indietro al punto 3 o 4, continuando ad apportare integrazioni e modifiche finché non raggiungerai il risultato ottimale.

Progettare un sito web o un'app con il Design Thinking

Al giorno d'oggi tutto è personale e deve esserlo, perché ormai ci aspettiamo che lo sia. Le user experience non soddisfacenti si traducono rapidamente in una fuga dell'utente verso altre destinazioni. Con il design thinking potrai non solo soddisfare le aspettative dei tuoi clienti, ma addirittura superarle! Ancora, però, non sai tutto dello user experience design e di come poter progettare il miglior sito Web possibile: le risposte alle tue domande sono nel nostro eBook Come progettare una user experience efficace, scaricabile gratuitamente.

Cegeka | Come progettare una User Experience efficace